... in cibo veritas: il gusto del vero contro l'inganno del transgenico

 
la campagna OGM mangimi OGM brevetti
contaminazione genetica   fame nel mondo approfondimento scientifico follie Biotech Vs Biodiversita'

 

IL VERO COSTO DEL CIBO

SOMMARIO

IL VERO COSTO DELL'AGRICOLTURA INTENSIVA

IL REALE VALORE DELL'AGRICOLTURA BIOLOGICA

RISULTATI DI PRODUZIONE DELL'AGRICOLTURA BIOLOGICA

UN FUTURO PIU' VERDE

CONCLUSIONE

a cura di Greenpeace e IFOAM

L'agricoltura è giunta a un punto di svolta. Dopo 4000 anni di sviluppo ha puntato sull'industrializzazione. Ma l'incremento dei raccolti registrato nel giro di soli 50 anni, non è dovuto ad una migliore gestione delle risorse locali, bendì all'utilizzo di pesticidi, all'allevamento industriale di animali, e ad altre pratiche di agricoltura intensiva che hanno creato danni all'ecologia.

Questa processo di industrializzazione ha generato delle importanti conseguenze per l'uomo e per l'ambiente. Le aziende agro-chimiche, infatti, hanno finora prodotto sostanze di laboratorio (pesticidi, fertilizzanti, ormoni) utilizzate per irrorare i nostri campi e per nutrire gli animali. Oggi, le stesse aziende che si sono procurate una pessima fama con l'utilizzo di tali sostanze nelle produzioni agroalimentari, stanno proponendo una "soluzione": la cosiddetta Rivoluzione Genetica. Il rimedio al problema che hanno creato sarebbe rappresentato dai semi manipolati geneticamente che ridurranno la dipendenza dai dannosi pesticidi di loro stessa produzione.

L'ingegneria genetica pur rappresentando la massima espressione dell'agricoltura industrializzata è tuttavia ben lontana dal poterci liberare del problema relativo alla dipendenza da sostanze chimiche.

Il 70% dei semi modificati geneticamente sono stati resi dipendenti all'uso di erbicidi prodotti dalle stesse aziende agro-chimiche; questo vuol dire che restano insensibili ai fertilizzanti di altre marche aziendali.

Il mercato dell'agricoltura subisce attualmente un forte controllo da parte delle multinazionali impegnate nella produzione dei semi modificati, tanto da assoggettare le piccole aziende agricole a dei veri e propri contratti giugulatori. La costrizione riguarderebbe così l'utilizzo dei semi e dei prodotti chimici delle grosse produttrici cui maggiori nomi sono: Monsanto, Novartis, DuPont, Aventis, e AstraZeneca.

Ad oggi, ciò che l'ingegneria genetica ci nega è la scelta delle tecniche genuine dell'agricoltura sostenibile sviluppate dalla moderna agricoltura biologica. Ingegneria genetica e agricoltura biologica sono quindi incompatibili.

Quando i nostri governi danno il via libera alle biotecnologie, esprimono un chiaro giudizio in loro favore. Hanno ammesso nei fatti che l'impollinazione incrociata con raccolti non geneticamente manipolati è inevitabile. Poichè le piante geneticamente manipolate sono organismi viventi e come tali si moltiplicano, si incrociano, subiscono mutamenti, si adattano a nuove condizioni ambientali e combattono per la loro sopravvivenza, una volta rilasciato nell'ambiente, l'inquinamento genetico contaminerà tutto il pianeta, tutto il nostro cibo, persino quello proveniente da coltivazioni bilogiche. E' stato infatti, ammesso che l'impollinazione incrociata con raccolti non geneticamente manipolati è inevitabile.

Perciò, quando i nostri Governi danno il via libera alle biotecnologie, esprimono un chiaro giudizio in loro favore, ma senza dubbio, in contrasto con la salute della Terra e dei suoi abitanti.
 
 

La manipolazione genetica ha introdotto un nuovo vasto rischio per l'evoluzione: ciò che è stato definito sano sino ad oggi può cambiare in qualcosa di differente domani. [...]
Esporre i geni alla natura è come esporre questi all'evoluzione, e l'evoluzione non ha programmatori. E' impossibile prevedere cosa potrà accadere in futuro.
Professor Steve Jones, genetista
 
Vogliamo un'agricoltura sostenibile e cibo biologico?
La scelta non è semplice.

Ma i consumatori si sono fatti un'opinione chiara in merito: in Europa il 70% dei consumatori rifiuta gli OGM, in Italia questa percentuale supera l'80%.

 



 
 

IL VERO COSTO DELL'AGRICOLTURA INTENSIVA

L'agricoltura intensiva è caratterizzata da input chimici artificiali, allevamento intensivo di animali, logoramento e distruzione dell'habitat. Il risultato è che, come consumatori, come contribuenti e come potenziali vittime, paghiamo anche tripli a causa dell'incremento di cibi e acque contaminate. Ma a sostenere la portata di tale costo è soprattutto l'ambiente.
 

Quatto elementi hanno caratterizzato l'agricoltura industriale degli ultimi cinquanta anni:




Pesticidi chimici

Nel 1998, in Italia sono stati venduti 109.600.000 kg di pesticidi chimici (23.100.000 di diserbanti, 29.000.000 di insetticidi, 47.600.000 di anticrittogamici, 9.900.000 di altri prodotti). La maggior parte è stata irrorata sui campi dell'Italia settentrionale (54.1%).

Per ogni chilogrammo di principio attivo utilizzato, solo 10 grammi sono assorbiti dagli insetti: gli altri 990 si disperdono nell'ambiente, per deriva, volatilizzazione o percolazione. Basta ricordare l'atrazina, che nel 1986 era presente in un quarto dei pozzi dell'acquedotto di Milano (la cui acqua è stata resa potabile per decreto: il limite massimo di 0.1 mg al litro è stato portato in una notte a 1 mg al litro, con una... moltiplicazione per dieci!)

Dalla metà degli anni '70 intere popolazioni di uccelli selvatici e di insetti utili o non dannosi (basta pensare alle lucciole) sono sparite in conseguenza all'uso di questi pesticidi e di questa agricoltura intensiva.

Una mela può subire anche 40 trattamenti con oltre 100 pesticidi. Uno studio presentato da Legambiente ha rivelato che su 5.000 campioni di frutta e ortaggi, più di 2.000 erano contaminati da residui di fitofarmaci, e 300 contenevano residui superiori al massimo ammesso dalla legge.

In altre parole: 2 mele su 5 con residui di pesticidi, e ben 6 su 100 con più residui di quanto ammesso. Se mangi una mela al giorno, avrai la fortuna di mangiare una di queste ogni 16 giorni.


Fertilizzanti sintetici

Nel 1998 in Italia sono stati utilizzati 1.776.500.000 kg di fertilizzanti chimici di sintesi. Più di due terzi viene filtrata dai campi e finisce nella falda acquifera, nei laghi, nei corsi d'acqua e nei nostri acquedotti. Questo improvviso incremento di sali azotati può portare a uno sviluppo abnorme di alghe, con la conseguente anaerobiosi delle acque, fenomeno noto come eutrofizzazione (ricordiamo tutti le alghe che hanno infestato le coste dell'Adriatico).

La prima conseguenza dell'eutrofizzazione è la morte del patrimonio ittico.


Agricoltura intensiva

Il ricorso all'utilizzo di antibiotici è stato incrementato del 1500% negli ultimi 30 anni.

In Italia nel 1997 sono stati allevati 133.000.000 di capi avicoli. Virtualmente tutti i polli d'allevamento sono nutriti ad antibiotici tutti i giorni della loro vita, per stimolare la crescita e far fronte ai disagi generati dalla vita insana nelle batterie. Questi polli vivono in gabbie strettissime: a una gallina ovaiola è destinato lo spazio di 450 cm quadrati, due terzi di un foglio da fotocopie.

C'è un chiaro legame tra malattie e allevamento industriale: la BSE ne è il chiaro esempio.

La salmonella era sconosciuta negli anni '40. L'avvelenamento da cibo è aumentato del 400% negli ultimi dieci anni, e costa miliardi ai contribuenti.

C'è un diffuso sospetto che l'abuso di antibiotici abbia portato all'insorgere di nuove specie di batteri resistenti agli antibiotici, e in grado di colpire gli esseri umani.


Distruzione dell' Habitat

Negli ultimi 50 anni, non solo si è modificato il territorio agrario, spianando ogni rilievo, interrando fossati e sradicando alberi per per permettere il passaggio a trattori sempre più imponenti, ma si è anche ridotta drammaticamente la superficie delle aree naturali. Questi territori caratterizzati dalla presenza di flora spontanea sono una importante caratteristica del paesaggio e uno dei più importanti habitat per le comunità animali e vegetali.

Intere specie di insetti e di animalii selvatici si sono estinte o sono a grave rischio per la perdita di ogni habitat.
 
 



 
 

IL REALE VALORE DELL'AGRICOLTURA BIOLOGICA

A differenza dell'agricoltura intensiva, l'agricoltura biologica non si pone in contrapposizione ai normali processi naturali. Questo significa che la società e l'ambiente non si dovranno sobbarcare il peso di metodi di produzione dannosi. L'agricoltura biologica fa affidamento su una sana gestione delle risorse offerte dall'ambiente piuttosto che su forme di energia esterna immesse dall'uomo. L'agricoltura biologica moderna non offre solamente cibo sano, ma contribuisce attivamente allo sviluppo dell'ambiente, della società e delle comunità locali.

SENZA SOSTANZE CHIMICHE NE' MANIPOLAZIONE GENETICA

L'agricoltura organica non fa uso di pesticidi o fertilizzanti chimici di sintesi, né di ingegneria genetica. In questo modo diminuisce sensibilmente l'inquinamento di aria e acqua, e anche la perdita di sostanze nutrienti. In Germania acquedotti municipalizzati hanno valutato che è più economico finanziare gli agricoltori perchè si orientino alla produzione biologica piuttosto che dover risanare corsi d'acqua inquinati dall'agricoltura intensiva.

MIGLIORAMENTO DELL'EQUILIBRIO DEGLI ECOSISTEMI

Il tradizionale paesaggio italiano è caratterizzato da macchie e boschi, cespugli, muretti di roccia, frutteti, fattorie, prati e una gran varietà di piante nei campi. Sono tutte caratteristiche valorizzate dall'agricoltura biologica.

BIODIVERSITA'

Gli agricoltori biologici utilizzano appositi accorgimenti per preservare specie animali e vegetali e i loro habitat. Gli standard dell'agricoltura biologica mantengono intatti habitat come i pascoli, la macchia, i prati. Regimi sostenibili di pascolo del bestiame collaborano alla conservazione della fauna selvatica. Ciò può essere attribuito alla ricchezza di varietà di piante, al metodo della rotazione delle coltivazioni, all'impianto di siepi e alla salvaguardia di spazi naturali, oltre che all'assenza di pesticidi. Le popolazioni di allodole e di altre specie di uccelli in pericolo sono presenti significativamente nelle aree in cui si pratica l'agricoltura biologica.

BENESSERE PER GLI ANIMALI

Il bestiame pascola liberamente ed è allevato senza far ricorso ad antibiotici, stimolatori di crescita o altre sostanze chimiche di sintesi. Negli allevamenti biologici gli animali hanno una dieta sana, basata su prodotti naturali ed è loro permesso vivere una vita in condizioni decenti.

OCCUPAZIONE

Numerose indagini hanno rilevato che le aziende biologiche sono caratterizzate anche da un incremento di occupazione. L'agricoltura biologica richiede quantità di manodopera più consistenti rispetto all'agricoltura intensiva , dato che si basa sui metodi di gestione, e quindi sull'intelligenza umana, piuttosto che sul bombardamento di prodotti chimici artificiali. L'opportunità di occupazione globale può essere più elevata di una quota tra il 10 e il 30%.

SVILUPPO REGIONALE

La moderna agricoltura biologica può contribuire concretamente allo sviluppo del territorio attraverso un incremento dell'occupazione e della produzione locale di cibo.

Una chiave fondamentale dell'agricoltura biologica è privilegiare il piano locale nell'economia delle risorse alimentari, attuando politiche di produzione e distribuzione a livello regionale. Grazie al più alto tasso occupazionale e al maggiore consumo locale di cibo, è l'intera comunità a beneficiarne.

Un fattore che è spesso ignorato quando si fa un paragone tra i prezzi del cibo biologico e quello convenzionale sono i costi nascosti dell'agricoltura convenzionale. Se fattori come l'inquinamento di aria e acqua, erosione del suolo e i costi per la tutela della salute fossero compresi nel prezzo di produzione, allora i costi dei cibi biologici sarebbero uguali, se non inferiori rispetto a quelli dei prodotti convenzionali.
 
 



 
 

RISULTATI DI PRODUZIONE DELL'AGRICOLTURA BIOLOGICA

Quando si pensa a quanti soldi vengono spesi nella ricerca sulle biotecnologie, (una somma che sfiora i 5.000 miliardi di lire l'anno) , appare chiaro quante poche risorse economiche siano investite al momento per ricerche su produzioni alternative.
 
 

L'agricoltura industriale è orientata da decenni verso livelli di produttività sempre maggiori. Il risultato è stato un massiccio surplus di produzione per il quale non esiste più mercato sufficiente. Le conseguenze per i contribuenti sono gli enormi costi per sovvenzionare la produzione di cibo non richiesto che deve essere immagazzinato, distrutto o venduto sottocosto nei mercati mondiali. Questa politica può essere contrastata dal contributo positivo che la agricoltura biologica può offrire alla nostra salute e all'ambiente. In qualche caso le coltivazioni biologiche possono dare una resa inferiore del 10-30% in termini di quantità, rispetto ai sistemi di produzione industriale. Ma i sistemi di produzione biologica non hanno ancora sviluppato tutto il loro potenziale di produzione a causa della scarsa ricerca finora solo l'agricoltura intensiva ha goduto del sostegno pubblico.

Solo da quest'anno il governo ha imposto un'ecotassa ai produttori di pesticidi e di mangimi convenzionali: lo 0,5% del valore delle loro produzioni inquinanti sarà destinato allo sviluppo del settore biologico. Si tratterà, comunque di investimenti in termini di promozione, e non di ricerca, contrariamente a quanto avviene in numerosi Paesi europei.

Il potenziale delle produzioni sostenibili del biologico è stato chiaramente dimostrato:

  • Un recente studio effettuato negli Stati Uniti e pubblicato su Nature, ha mostrato come su un periodo di dieci anni, la differenza in termini di produttività tra agricoltura industriale e biologica del mais sia stata solamente dell'1%. Isistemi di produzione biologica hanno sempre significativi vantaggi a lungo termine. La fertilità del suolo coltivato biologicamente vede un notevole incremento, mentre declina pesantemente con una gestione di tipo convenzionale. Altro aspetto negativo del sistema agricolo industriale è la significativa percentuale di fertilizzanti chimici che finiscono nella falda acquifera.
  • Un progetto pluriennale di ricerca finanziato dal Ministero dell'agricoltura britannico sull'agricoltura biologica nelle aree collinari e montuose iniziato nell'anno 1991 ha portato alla conclusione che i risultati delle aziende biologiche sono conveinenti anche economicamente, registrando buoni livelli di produzione, senza compromettere nè benessere di animali nè la qualità dei prodotti. I dati dimostrano enormi potenzialità anche per le aree di collina e montagna italiane, che tradizionalmente erano destinate ad allevamenti ovini e bovini.
  • Il potenziale della  agricoltura biologica è ancora poco espresso, poiché fondi ed energie di ricerca sono tutti convogliati verso l'agricoltura industriale e più recentemente verso le biotecnologie. Le produzioni biologiche potrebbero essere incrementate se i governi e l'industria ne sostenessero maggiormente ricerca e sviluppo.



UN FUTURO PIU' VERDE

In Europa, il mercato del cibo biologico è mutato: da ruolo marginale a quello di protagonista. È destinato a rappresentare circa il 10% del mercato dei generi alimentari entro il 2005.

In Svezia persino McDonalds utilizza caffè e latte di produzione biologica in tutti i suoi punti vendita, e sta cercando di garantirsi fonti di carne biologica per la produzione dei suoi hamburger.

In Austria, più del 15% di tutta la frutta e verdura venduta è di provenienza biologica, e il settore biologico rappresenta l'11% del mercato globale delle vendite di generi alimentari.

In Danimarca, il 20% del latte prodotto è biologico, e il Ministero danese dell'Agricoltura stima che questo valore salirà al 40% nei prossimi anni.

Il valore di mercato per le produzioni biologiche in Inghilterra potrebbe raggiungere la quota di 1 miliardo di sterline per il prossimo anno. Solamente nel febbraio del 1999, i supermercati inglesi hanno rilevato un incremento nella domanda di cibo biologico del 35-40%

In Italia sono circa 50.000 le aziende biologiche, su una superficie di oltre 800.000 ettari (più di Val d'Aosta e Liguria messe assieme.

La produzione italiana non è sufficiente per il mercato interno, ed è necessario importare prodotti essenziali come il grano o il latte.

La maggior parte di queste importazioni proviene da altri Paesi europei (Austria, Germania, Olanda...) Se fossero attuati i giusti meccanismi per incoraggiare le produzioni biologiche, i contadini italiani potrebbero facilmente provvedere a fornire l'intero fabbisogno.

I fondi stanziati dalle Regioni premiano perlopiù nello stessa misura i produttori biologici, che riifiutano l'uso delle sostanze chimiche di sintesi, e chi ne riduce leggermente l'uso. In alcune regioni non si riconosono incentivi alla gestione biologica delle aree di pascolo.

Di contro, sono stati e sono spese somme ingenti per piantare vigneti e spiantarli o per il "set-aside", un programma che tende a ridurre le produzioni dell'agricoltura industriale riducendone ii surplus produttivi. A differenza di altri Paesi europei, l'Italia concede alle aziende biologiche contributi limitatamente ai primi cinque anni di attività.

Nonostante ciò, agricoltura e produzione di cibo biologico rappresentano una opportunità commerciale senza pari, con una domanda di mercato interno ed estero in costante crescita, e con un enorme potenziale per lo sviluppo rurale, per la tutela ambientale e per le opportunità di lavoro.
 



 
 

CONCLUSIONE

La politica per l'agricoltura può essere definita come un insieme di irresponsabili priorità a breve termine perlopiù fallimentare nei confronti delle richieste dei consumatori

PRIORITA' IRRESPONSABILI A BREVE TERMINE

LE ATTUALI POLITICHE DI MERCATO PER L'AGRICOLTURA ANTEPONGONO LA QUANTITA' ALLA QUALITA' DEL CIBO, DELLA SALUTE PUBBLICA, DEL BENESSERE DEGLI ANIMALI, E DELLA TUTELA AMBIENTALE.

UN FALLIMENTO NEI CONFRONTI DELLE RICHIESTE DEI CONSUMATORI

L'AGRICOLTURA INTENSIVA NON RISPONDE ALLE NECESSITA' DELL'AMBIENTE, DELLE COMUNITA' AGRICOLE O DELLE PERSONE CHE NUTRE.

E' GIUNTO IL TEMPO PER UNA MODERNA AGRICOLTURA BIOLOGICA

LA MODERNA AGRICOLTURA BIOLOGICA PUO' COMPETERE CON L'AGRICOLTURA INDUSTRIALE IN TERMINI DI GENUINITA', QUALITA' DELLA PRODUZIONE E DI PROFITTO. DIVERSAMENTE DALL'AGRICOLTURA INTENSIVA, NON GENERA SOVRAPRODUZIONE DI MERCI SUPERFLUE ERODENDO IL SUOLO, LA RISORSA DA CUI DIPENDE LA PRODUZIONE SOSTENIBILE DI CIBO. LE DIFFICOLTA' DELL'AGRICOLTURA BIOLOGICA MODERNA NON SONO DI TIPO TECNICO, MA POLITICHE E ISTITUZIONALI.

IL GOVERNO DEVE AGIRE ORA PER METTERE IN ATTO UNA POLITICA AGRICOLA RESPONSABILE CHE PRODUCA CIBO SANO, E CHE SIA RESPONSABILE NEI CONFRONTI DELL'AMBIENTE.
 

 

 

GREENPEACE ITALIA Viale Manlio Gelsomini 28 00153 Roma Tel 06 5729991 Fax 06 5783531 email: staff@greenpeace.it